Gennaio e tempo di saldi. Dopo un anno drammatico dal punto di vista dei consumi – secondo le stime di Confcommercio dovrebbero registrarsi 120 miliardi in meno di consumi rispetto al 2019 – ora le speranze sono riposte nelle tradizionali svendite di inizio anno.

Per alcune regioni sono già iniziati (Basilicata, Molise e Valle d’Aosta), in Puglia invece (così come in Sicilia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Lombardia) partiranno giovedì 7 gennaio. Assodato che nono potranno essere certo la soluzione di tutti i mali per il settore del commercio non alimentare, che quest’anno ha registrato la perdita di oltre 300mila imprese a causa delle restrizioni e delle chiusure legate all’emergenza sanitaria, questo periodo potrà comunque rappresentare un volano e un barlume di ripresa per un settore ancora in ginocchio. Diverso, invece, lo scenario del mondo eCommerce, che ha fatto registrare la crescita più alta di sempre, raggiungendo i 23,4 miliardi.

Con i saldi, però, è bene fare attenzione ad alcuni aspetti per evitare di contrarre inganni. Ecco qualche regola per i consumatori.

Saldi: le buone regole da seguire

  • Controllare sempre i prezzi, ovvero confrontare il prezzo iniziale e quello scontato
  • Chiedere informazioni sulla politica di cambio e di reso, che dipendono dalla discrezione del negoziante
  • Conservare lo scontrino per eventuali cambi
  • Controllare i capi prima di acquistarli (ci potrebbero essere piccoli difetti)
  • Preferire i pagamenti con carta di credito, anche in ragione del Piano Cashback avviato dal Governo
  • Scegliere un orario poco affollato e in ogni caso seguire tutte le regole di igiene e sicurezza anche in camerino

Dunque, aspettiamo l’avvio ufficiale dei saldi, nonostante ci siano ancora delle perplessità legate alle restrizioni Covid.

“Per avere indicazioni certe comunque – ha sottolineato Massimo Torti segretario generale di Federmoda – bisognerà attendere la decisione delle Regioni per le quali visto il decreto natale arrivato last minute bisognerà attendere le prossime ore. Certo questa confusione non fa bene ed è un ulteriore danno al commercio, nonostante tutti gli sforzi che abbiamo fatto per rispettare le regole”. “La moda d’altronde è un mercato che si deprezza ed i danni sono importanti su tutta la filiera, dal dettaglio all’ingrosso, alla produzione, quindi anche i contributi ed i ristori dovrebbero riguardare tutti ed essere proporzionati alle effettive perdite”.

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